Chemioterapia

La chemioterapia utilizza delle categorie di farmaci che hanno lo scopo di bloccare la proliferazione cellulare interferendo direttamente con DNA cellulare oppure con alcuni metaboliti essenziali per la vita e la replicazione della cellula stessa. Purtroppo la loro azione è diretta verso tutte le cellule, anche quelle sane, e per questo tali terapie sono caratterizzate da effetti collaterali anche importanti, che spesso ne limita i dosaggi e l’utilizzo. A tal proposito, i dosaggi sono ideati tenendo conto della massima dose tollerata, ovvero il giusto compromesso tra dose efficace e minimi effetti collaterali.
I farmaci utilizzati derivano dalla medicina umana, anche se i dosaggi utilizzati in veterinaria sono in genere inferiori. Infatti, al contrario dell’uomo, nei pazienti animali si privilegia la qualità della vita, e le dosi sono costruite per non provocare effetti collaterali tali da comprometterla in maniera severa.

Ma la chemioterapia è davvero necessaria?
Dipende dal tipo di tumore. Per alcune neoplasie, come i linfomi, risulta assolutamente indispensabile per allungare l’aspettativa di vita dei nostri pazienti. Per le neoplasie solide ovviamente dipende dal comportamento biologico di un dato tumore, ma spesso fa la differenza dove la sola chirurgia non è sufficiente per controllare la malattia a distanza: molti tumori maligni infatti presentano un vario di potenziale metastatico, e la rimozione anche completa del cancro non assicura la guarigione, poiché alcune cellule guadagno la via ematica o linfatica per andare a cercare vasi siti in cui attecchire e metastatizzare. In questo scenario, la terapia medica dopo il trattamento chirurgico e/o radioterapico (definita adiuvante) serve per diminuire il rischio metastatico, spesso ritardandolo e qualche volta eliminandolo.
Purtroppo risulta poco efficace in quei tumori già metastatici in presentazione, ed in questi casi spesso può essere utile solo a rallentare la progressione della malattia, quasi sempre con risultati deludenti. Le cellule tumorali organizzate in metastasi mettono infatti a punto vari meccanismi di protezione, primo tra tutti la creazione di una rete vascolare aberrante e disorganizzata all’interno della metastasi, e questo porta alla difficoltà del farmaco di raggiungere e uccidere tutte le cellule. Inoltre le cellule tumorali sono purtroppo molto “intelligenti” e mano a mano che il tumore progredisce e dissemina acquisiscono mutazioni che le conferiscono caratteristiche sempre più aggressive, tra le quali l’abilità di essere insensibili o poco sensibili ai chemioterapici.
Ma perchè dopo la somministrazione della chemioterapia il cancro a volte regredisce anche completamente e poi diventa non responsivo a quegli stessi farmaci che inizialmente lo hanno fatto scomparire? Purtroppo sempre per il motivo che la cellula tumorale è “intelligente”: infatti alcuni cloni cellulari che rimangono in vita dopo le prime vittorie della terapia medica, subiscono mutazioni che consentono alla loro progenie di acquisire delle caratteristiche di farmaco-resistenza che consentono di vincere l’efficacia del farmaco.

Ma una volta che il paziente inizia un ciclo di chemioterapia, che succede se non lo tollera?
Fortunatamente succede di rado, perchè i protocolli per animali sono costruiti per non arrecare effetti collaterali così importanti da richiedere un intervento di ospedalizzazione o terapie di supporto intensive; tuttavia può succedere che alcuni pazienti tra una somministra e l’altra stiano troppo male, e in questo caso si interrompe il trattamento e si studiano terapie alternative, a volte cambiando farmaco o in alcuni casi abbandonando la chemioterapia citotossica e passando ad altre strategie terapeutiche, tipo la metronomica.

Ma i farmaci chemioterapici, sono tossici nell’ambiente domestico dove l’animale vive?
Ovviamente occorre utilizzare varie accortezza, perchè i farmaci vengono eliminati con le urine e con le feci. È chiaro che il farmaco eliminato è in forma inattiva, ma mantiene un certo grado di tossicità, quindi bisogna evitare di far urinare o defecare il paziente in casa o escludere l’accesso a certi ambienti tipo orto o giardini frequentati da bambini; pulire sempre le deiezioni con guanti e se accidentalmente il paziente dovesse fare i bisogni in casa, pulire con appositi prodotti (es: lisoform, amuchina, varechina), La saliva non è contaminata, quindi l’eventuale lambimento non è pericoloso.

Se ho un tumore molto grande, posso utilizzare la chemioterapia per farlo diventare più piccolo tale da renderlo più accessibile per la chirurgia?
Dipende dal tipo di tumore e dalla sua localizzazione, ma a volte si. Infatti la chemioterapia prima della chirurgia (definita neo-adiuvante) ha lo scopo di citoridurre la neoformazione, ovvero farla diventare più piccola per facilitare la procedura chirurgica e ottenere margini maggiori, cioè più tessuto sano tra tumore e sito di intervento per diminuire il rischio di recidiva locale dello stesso.

Quale è il reale futuro della chemioterapia?
La chemio purtroppo è una terapia antica, non selettiva, che come spiegato in precedenza colpisce un grande numero di cellule, anche quelle sane, e soprattutto non garantisce l’eradicazione della malattia, poiché spesso ci saranno cellule che sopravvivono ai trattamenti, dalle quali il cancro può tornare e svilupparsi ancora più cattivo e aggressivo di prima.
Fortunatamente l’oncologia sta facendo passi da gigante, e la conoscenza sempre più approfondita dei meccanismi biomolecolari del cancro sta portando alla messa a punto di terapie a bersaglio, ovvero che colpiscono target specifici delle cellule tumorali, risparmiando quelle sane. È il caso della terapia immunologica, sia specifica che aspecifica, e delle terapie che bloccano direttamente dei recettori cellulari che bloccano la possibilità di proliferare. Il cancro è una malattia individuale, e proprio una terapia costruita appositamente per un dato paziente che presenta un tumore con determinate caratteristiche peculiari rappresenta l’arma vincente.

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